
Una sola seduta può bastare
"Una sola seduta? Ma quindi è una consulenza?"
"E se poi invece non bastasse?"
Quando parlo di Terapia a Seduta Singola (TSS), queste sono spesso le prime domande che mi vengono fatte.
Ed è comprensibile.
Siamo abituati a immaginare un percorso psicologico come qualcosa che richiede mesi, a volte anni. Per questo l'idea che un solo colloquio possa rappresentare un'opportunità di cambiamento può sembrare controintuitiva.
In realtà, la Terapia a Seduta Singola non nasce dall'idea che una seduta debba essere sempre sufficiente, ma dall'osservazione che, nella pratica clinica, per molte persone il primo incontro rappresentava già l'unico.
Da questa constatazione prese forma una domanda tanto semplice quanto rivoluzionaria.
E se ogni colloquio venisse preparato come se fosse l'unico a disposizione?
Cos'è una Terapia a Seduta Singola?
La TSS è un metodo che considera ogni colloquio come un'occasione concreta di cambiamento.
Questo significa che il lavoro non viene rimandato a un ipotetico momento futuro in cui il percorso "entrerà davvero nel vivo".
Fin dal primo incontro si cerca di comprendere ciò che porta la persona a chiedere aiuto, definire un obiettivo condiviso e individuare strategie che possano essere utili fin da subito.
L'obiettivo non è fare tutto in una volta.
L'obiettivo è fare in modo che quel colloquio abbia un valore in sé, indipendentemente da ciò che accadrà dopo.
Come nasce la TSS
La Terapia a Seduta Singola non nasce da una teoria, ma da un'osservazione fatta nella pratica clinica.
Nel 1986, gli psicologi Moshe Talmon, Michael F. Hoyt e Robert Rosenbaum avviarono una serie di studi presso il Kaiser Permanente in California, una delle più grandi organizzazioni sanitarie degli Stati Uniti.
Analizzando migliaia di casi clinici notarono qualcosa che fino a quel momento era passato quasi inosservato: la seduta singola era, di fatto, l'esperienza più frequente.
Tra il 20% e il 50% delle persone, infatti, sceglieva spontaneamente di non tornare dopo il primo incontro.
La domanda fu allora inevitabile.
Perché?
Approfondendo le motivazioni emerse un dato ancora più sorprendente: fino all'80% di queste persone riferiva di aver ottenuto il beneficio che stava cercando o di sentirsi comunque meglio, tanto da non percepire la necessità di ulteriori colloqui.
Fu proprio questa osservazione a cambiare prospettiva.
Se sappiamo che, per molte persone, il primo incontro potrebbe essere anche l'unico, perché non strutturarlo appositamente affinché abbia il massimo valore possibile?
Da questa domanda è nato un metodo oggi studiato e applicato in numerosi Paesi da oltre trent'anni.
La TSS significa sempre una sola seduta?
È probabilmente il dubbio più frequente.
La Terapia a Seduta Singola non consiste nel decidere in anticipo che il percorso terminerà dopo un solo incontro.
Al contrario, significa strutturare ogni colloquio affinché il tempo di quell’ora venga reso efficacie e produttivo al massimo, come se fosse l’unica occasione per farlo.
Se, al termine dell'incontro, la persona sente di aver raggiunto ciò di cui aveva bisogno e dispone di strumenti utili per proseguire autonomamente, il percorso può concludersi.
Se invece emerge la necessità di continuare, sarà possibile programmare ulteriori incontri.
La durata non viene stabilita in anticipo, ma costruita insieme, sulla base delle esigenze della persona.
È un metodo adatto anche alla mia situazione?
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la Terapia a Seduta Singola non è un metodo pensato esclusivamente per affrontare difficoltà circoscritte o problemi "lievi".
Le evidenze disponibili mostrano che può essere utilizzata in un'ampia varietà di situazioni, dai momenti di blocco o di cambiamento fino a problematiche psicologiche più complesse.
Più che dalla gravità del problema, la scelta di questo metodo dipende dagli obiettivi della persona e da ciò che può essere più utile in quello specifico momento della sua vita.
Questo non significa che una sola seduta sia sempre sufficiente.
Significa che ogni colloquio viene preparato per offrire il massimo valore possibile, indipendentemente dal fatto che rappresenti l'unico incontro o il primo di un percorso più ampio.
Cosa succede durante il primo incontro?
Alcune persone arrivano al primo colloquio con una preoccupazione.
"E se non riuscissi a raccontare tutto?"
In realtà non è necessario ripercorrere l'intera propria storia per iniziare un lavoro significativo.
L'attenzione si concentra soprattutto sul motivo che ha portato la persona a chiedere aiuto proprio in quel momento della sua vita.
Insieme si cerca di comprendere il problema osservando come funziona e cosa lo mantiene in vita, definire un obiettivo concreto e individuare alcune possibili direzioni di lavoro da mettere in pratica fin da subito.
Spesso il colloquio si conclude con riflessioni, indicazioni o strategie da sperimentare nella quotidianità, così che quanto emerso possa iniziare a tradursi in cambiamenti concreti oltre la porta dello studio.
Il valore di ogni incontro
La Terapia a Seduta Singola non promette che una sola seduta basti sempre.
Propone un modo diverso di concepire il colloquio: non come l'inizio obbligato di un percorso lungo, ma come un'occasione di cambiamento che merita di essere preparata con la massima cura e attenzione.
A volte un solo incontro è sufficiente. Altre volte rappresenta semplicemente il primo passo di un percorso più ampio.
In entrambi i casi, ciò che conta non è il numero delle sedute, ma il valore che ogni incontro riesce ad avere per la persona.
Per approfondire:
- Cannistrà, F., & Piccirilli, F. (2018). Terapia a seduta singola. Principi e pratiche. Giunti Psychometrics.
- Hoyt, M. F., & Talmon, M. (2018). Capturing the Moment. Terapia a seduta singola e servizi walk-in. CISU.
- Hoyt, M. F., & Cannistrà, F. (2023). Conversazioni di terapia breve. Esplorando interventi efficaci in psicoterapia. EPC Editore.

