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Il “cosa” conta più del “quanto”

Siamo soliti pensare che un percorso psicologico debba necessariamente durare molti mesi, o addirittura anni, per poter produrre risultati significativi.

Questa convinzione nasce dall’idea che più tempo viene dedicato al percorso, maggiori saranno i benefici ottenuti.

In realtà, quando si dà valore al "cosa" viene fatto all’interno del percorso più che al "quanto" dura, un percorso psicologico può portare a cambiamenti importanti anche attraverso un lavoro più breve e focalizzato.

Possiamo immaginare ogni percorso psicologico come un viaggio da un punto A, rappresentato dalla difficoltà o dal problema che la persona sta vivendo, a un punto B, cioè una condizione di maggiore benessere o il raggiungimento di un obiettivo significativo.

Le strade per arrivare da A a B possono essere molte. In questo articolo ti racconto quella che caratterizza il percorso psicologico breve.

Che cosa significa "breve"?

Per comprendere il significato di percorso psicologico breve è utile partire da ciò che non significa.

Un percorso psicologico breve:

  • non è un percorso in cui si affronta solo una parte del lavoro necessario;
  • non è un percorso in cui si procede in modo frettoloso o superficiale;
  • non è un percorso in cui il problema viene semplicemente "coperto" senza comprenderne i meccanismi;
  • non è un percorso in cui i risultati ottenuti sono necessariamente temporanei.

La parola "breve" fa riferimento soprattutto a un principio fondamentale: la sensibilità al fattore tempo.

Significa considerare il tempo come una risorsa importante del percorso, facendo in modo che ogni incontro abbia una direzione chiara e sia orientato agli obiettivi della persona.

Come sottolinea Michael F. Hoyt, uno dei principali autori nell'ambito delle psicoterapie brevi, il fattore tempo non rappresenta un fattore neutro, ma una variabile da utilizzare in modo intenzionale:

"L’attenzione ai parametri temporali è importante, poiché la Legge di Parkinson (“Il lavoro si espande fino a occupare tutto il tempo disponibile”) può essere funzionale in psicoterapia. […] La chiave è l’intenzionalità mirata: far sì che ogni cosa conti, mettendosi al lavoro senza sprecare nulla."

L’obiettivo, quindi, non è semplicemente ridurre il numero di incontri, ma utilizzare il tempo di ogni incontro sfruttandolo al massimo, ponendo attenzione ed energia in direzione del cambiamento desiderato, senza divagare.

Per chi è indicato un percorso psicologico breve?

Un percorso psicologico breve può essere utile per affrontare diverse tipologie di difficoltà e, a differenza di come si può pensare, non è rivolto esclusivamente a problematiche semplici o circoscritte.

Può rappresentare uno spazio di lavoro efficace nei momenti in cui una persona si trova ad affrontare una fase di vita particolarmente complessa, come un cambiamento importante, una separazione, una perdita, una transizione personale o professionale oppure un periodo di forte incertezza.

Può inoltre essere indicato per lavorare su:

  • difficoltà nella gestione delle emozioni;
  • problematiche legate all’ansia, alle paure o al senso di blocco;
  • momenti di crisi o periodi di forte stress;
  • difficoltà relazionali e problemi nella comunicazione con gli altri;
  • problemi decisionali e difficoltà nell’individuare una direzione;
  • bassa autostima e difficoltà nel rapporto con sé stessi;
  • schemi ripetitivi o modalità di comportamento che la persona riconosce come poco funzionali;
  • difficoltà legate a specifiche fasi di vita, come l’adolescenza, l’ingresso nell’età adulta o altri momenti di cambiamento.

In tutti questi casi, il valore di un percorso breve sta nella possibilità di lavorare in modo mirato su ciò che mantiene la difficoltà nel presente e individuare strategie concrete che possano favorire il cambiamento.

Come funziona un percorso psicologico breve?

Un percorso psicologico breve parte dalla definizione di un obiettivo chiaro e condiviso: comprendere insieme alla persona quale cambiamento desidera raggiungere e quale direzione dare al lavoro fin dalle prime fasi del percorso.

Questo non significa che tutto venga stabilito rigidamente fin dal primo incontro o che il percorso segua una modalità uguale per tutti. Al contrario, ogni intervento viene costruito e adattato sulla base della persona, della difficoltà presentata, delle risorse disponibili e di ciò che emerge durante il percorso.

La caratteristica centrale degli approcci brevi è la focalizzazione: individuare ciò che mantiene la difficoltà nel presente e lavorare sui meccanismi che possono ostacolare il cambiamento.

Durante il percorso si esplorano quindi le modalità con cui la persona interpreta le situazioni, gestisce le emozioni, affronta le difficoltà e si relaziona con sé stessa e con gli altri, individuando modalità più efficaci per affrontare ciò che sta vivendo.

Ogni incontro mantiene una direzione precisa e mira a favorire cambiamenti concreti, monitorando nel tempo ciò che funziona e ciò che può essere modificato.

La ricerca sugli interventi brevi

La maggior parte degli studi scientifici sul rapporto tra durata ed efficacia dell’intervento riguarda l’ambito delle psicoterapie brevi, ovvero interventi psicoterapeutici strutturati secondo specifici approcci teorici di riferimento.

Questi studi offrono una riflessione importante che si estende dalla psicoterapia al percorso psicologico: la durata di un intervento, da sola, non è ciò che determina l’efficacia del lavoro.

Ciò che sembra avere un ruolo fondamentale è piuttosto la qualità di ciò che si fa in quel tempo: la chiarezza degli obiettivi, la capacità di individuare i meccanismi che mantengono la difficoltà e di costruire interventi mirati e adeguati alla persona proponendo nuove modalità di risposta più funzionali.

In altre parole, un percorso non è efficace in base a quanto dura, ma in base a come il tempo a disposizione viene utilizzato in modo intenzionale, strutturato e orientato al cambiamento.

Uno sguardo ai risultati

Per quanto riguarda la relazione tra durata dell’intervento ed efficacia dei risultati, la ricerca scientifica restituisce un quadro in cui non emerge una superiorità generale dei percorsi più lunghi rispetto a quelli brevi.

Una revisione sistematica pubblicata nel 2023, che ha confrontato trattamenti psicoterapeutici di diversa durata, conclude infatti che le evidenze disponibili non permettono di stabilire che una maggiore durata produca automaticamente risultati migliori.

Questa revisione evidenzia come il confronto tra percorsi di diversa durata sia un tema complesso da studiare (tutti i trial inclusi in questo caso erano ad alto rischio di bias), tuttavia, attenendosi ai dati disponibili, non emerge che gli interventi più estesi siano necessariamente più efficaci rispetto a quelli brevi.

Lo studio di Knekt et al. (2007), che ha confrontato diversi tipi di trattamento psicoterapeutico attraverso un follow-up di tre anni, ha evidenziato che la terapia breve produceva miglioramenti più rapidi nel primo periodo, mentre i benefici della terapia più lunga emergevano solo successivamente.

Questo non significa, naturalmente, che un percorso breve sia sempre la scelta più indicata.

Nei casi caratterizzati da problematiche particolarmente complesse, pervasive o croniche, le evidenze suggeriscono che percorsi più lunghi e intensivi possano offrire benefici aggiuntivi.

Trattamento breve a lungo termine

È importante a questo punto chiarire un equivoco frequente: un percorso breve non significa un percorso che deve concludersi necessariamente in poche sedute.

Negli approcci brevi, infatti, la durata non viene stabilita rigidamente a priori, ma viene definita in base all’evoluzione del percorso e alle necessità della persona.

Quando la situazione lo richiede, un intervento breve può trasformarsi in quello che Giorgio Nardone definisce un trattamento breve a lungo termine.

Un percorso psicologico breve quindi, in situazioni complesse, può proseguire nel tempo mantenendo però le caratteristiche proprie del metodo di lavoro:

  • una struttura di intervento sensibile al fattore tempo;
  • focalizzata sugli obiettivi;
  • orientata al cambiamento;
  • attenta al monitoraggio dei progressi e all’efficacia dell’intervento.

In altre parole, ciò che rende "breve" un percorso non è semplicemente il numero delle sedute, ma il metodo con cui si lavora.

L’obiettivo è sempre offrire alla persona la possibilità di utilizzare il tempo del percorso in modo efficace, per raggiungere un cambiamento significativo e stabile, senza prolungare il lavoro oltre il tempo realmente necessario.

In sintesi, un percorso non diventa breve perché si dedica meno tempo alla persona, ma perché il tempo viene utilizzato in modo mirato e consapevole.

È la qualità del lavoro svolto a rendere possibile che un percorso produca un cambiamento significativo anche in tempi brevi.

Per approfondire:

  • Juul, S., Jakobsen, J. C., Jørgensen, C. K., et al. (2023). The difference between short- and long-term psychotherapy for adult mental disorders: A systematic review with meta-analysis. BMC Psychiatry.
  • Knekt, P., Lindfors, O., Härkännen, T., et al. (2007). Randomized trial on the effectiveness of long- and short-term psychodynamic psychotherapy and solution-focused therapy on psychiatric symptoms during a 3-year follow-up. Psychological Medicine.
  • Leichsenring, F., & Rabung, S. (2011). Long-term psychodynamic psychotherapy in complex mental disorders: Update of a meta-analysis. British Journal of Psychiatry.
  • Hoyt, M. F. (2024). Psicoterapie brevi. Principi e pratiche. CISU.
  • Nardone, G., Balbi, E., Vallarino, A., Bartoletti, M. (2017). Psicoterapia breve a lungo termine. Trattare con successo anche le psicopatologie maggiori. Ponte alle Grazie.